Recensione Bleed

Piccoli Contra crescono
I vecchi eroi sono ormai in pensione e passano le giornate giacendo pigri sui loro troni, godendo i frutti e la fama di imprese passate. Se proprio, si concedono per un giochino remake da telefonino. Stanca della situazione, Wryn imbraccia le armi per scrivere una nuova pagina nella storia dei run’n’gun.
E’ tempo di nuovi eroi.

Bleed sviluppato da Bootdisk Revolution e pubblicato da Digerati Distribution lancia la sfida ai vecchi dinosauri da sala giochi e lo fa in grande stile nella sua natura di twin stick shooter di nuova generazione.
Non contenta di poter contare su comode braccia slogate per fare fuoco a 360 gradi tramite lo stick destro del pad (o ancor meglio tramite mouse), Wryn non si accontenta di saltare: mediante il tasto apposito, Wryn può concatenare al primo salto fino a 3 air dash, la cui traiettoria può essere modificata in volo.
Di fatto, scheggia da una parte all’altra dello schermo. Salta, scatta per aumentare l’elevazione, poi si lascia cadere sfruttando la gravità e poi ancora su, come una libellula impazzita. Bleed regala sensazioni à la Gunvalkyrie (giusto un filo più permissivo): se sei scarso saltelli, se sei bravo letteralmente voli.
Non bastasse, Wryn può anche rallentare il tempo consumando la relativa barra: a voi decidere come sfruttare il ralenti concesso, per infilarvi comodamente tra i proiettili nemici o per prendere la mira più facilmente e massimizzare il danno al momento giusto. Bleed vi mette a disposizione gli strumenti, a voi il compito di sfruttarli nel modo più efficace. O spettacolare, che un po’ di stile non guasta mai.
E poi vite infinite, wall jump… Bleed oltrepassa senza ritegno i limiti del buon gusto imposti dal galateo di genere.
Il bello è che funziona.

Il ritmo è frenetico, e i sette livelli di cui è composto Bleed scivolano via che è un piacere.
Se siete giocatori usa e getta passate oltre. Bleed durerà quanto, un’ora? Complici le vite infinite e i numerosi checkpoint, è probabile che riusciate a terminare lo story mode alla prima partita. Il bello di Bleed va ricercato nei livelli di difficoltà più alti. Non è tanto una questione di score, quanto nel godere dei propri progressi nella padronanza del sistema di controllo per arrivare alla run perfetta.
Fino al momento in cui vi sentirete pronti ad affrontare il gioco in modalità arcade: una vita sola, nessun refill di salute tra un livello e l’altro, e che il fato vi assista. Adrenalina a palla. A chi volesse dedicare un po’ di tempo a Bleed, il gioco offre un’interessante modalità in cui affrontare fino a 3 boss contemporaneamente, alcuni personaggi sbloccabili caratterizzati da una differente gestione della barra di energia e numerose armi sbloccabili.
Di tutte le opzioni offerte, proprio quest’ultima purtroppo è la più debole: per quanto sulla carta sia interessante poter affrontare il gioco imbracciando una motosega o un lanciafiamme, all’attacco pratico le armi alternative generalmente non riescono a tener testa alle pistole d’ordinanza per versatilità e puro danno al secondo, e il loro utilizzo rimane piuttosto situazionale.

Se la parte sparatoria è inattaccabile, lo stesso non si può purtroppo dire di quella platform: le doti acrobatiche di Wryn avrebbero meritato scenari migliori. Ci sono momenti in cui il gioco ci prova, offrendo situazioni potenzialmente interessanti come il treno il corsa, l’immancabile ascensore o alcune fasi in cui è necessario inerpicarsi facendo uso dell’air dash, ma in generale il level design manca di personalità sufficiente a mantenere l’interesse dopo qualche partita. Gli scenari di cui è composto il gioco si assomigliano un po’ tutti come architettura, e alla lunga la traversata dei livelli rimane poco più che una scarpinata tra un boss e l’altro. E’ apprezzabile l’opzione che consente di disabilitare il wall jump, che vorrebbe porre maggiore focus sull’uso oculato dell’air dash, ma a conti fanti le situazioni che ne giovano sono pochine.

Gli scontri con i boss e miniboss sono la parte migliore dell’esperienza e rendono giustizia alle possibilità offerte dal sistema di gioco. Rimanete in costante movimento sfruttando gli scatti e rallentando il tempo al momento giusto. Non contate sui frame di invincibilità per scampare agli attacchi del boss: ad ogni colpo subito Wryn indietreggia stordita, ma scordatevi lampeggi salvatori per tirare un attimo il fiato e riposizionarvi, perché subito Wryn può essere colpita nuovamente. La barra della vita decresce rapidamente come e più di quella del boss, ed è una gara tra il giocatore e la cpu a chi fa prima a prosciugare quella altrui.

Sull’aspetto estetico del gioco non posso esprimere grandi entusiasmi: la pixel art impiegata alterna pochi alti (alcuni nemici sono adorabili) a molti bassi. Nel corso dei livelli di gioco, Bleed mostra poca coerenza stilistica, come se gli elementi grafici provenissero da giochi diversi. Nemmeno la colonna sonora mi ha convinto: ho provato ad abbassare il volume degli effetti sonori per ascoltarla, ma in breve tempo mi ha stufato e sono tornato senza rimpianti al suono delle pistolettate di Wryn.

Recensione: Andrea Sironi