Recensione Wheels of Aurelia

La premessa di Wheels of Aurelia, realizzato da Santa Ragione (team tutto italiano) e distribuito da MixedBag é sicuramente interessante: immaginate di trovarvi nei panni di Lella, pilota sognatrice in viaggio sulla soleggiata Via Aurelia del 1978, turbolento periodo storico-politico Italiano tra Brigate Rosse, neofascisti, attentati e rapimenti vari.


Suona eccitante, ma una volta al volante della prima automobilina tra le varie disponibili, le mie personali aspettative si sono ridimensionate in fretta. La guida in visuale isometrica é una sorta di Ridge Racer lento senza derapate, in pratica si rimbalza sui lati della strada, non ci sono danni e si puó scegliere tra andare “veloce” oppure pianissimo e lasciare al gioco il piacere di sterzare a destra e sinistra. Procedere a velocitá beppe (operaio brianzolo trapiantato passato alla storia per la sua flemma brachicardica) é peraltro fondamentale per poter seguire i dialoghi che da fulcro alla vicenda e ammirare i passaggi realizzati con aggraziata scelta di colori e uno stile che ricorda i plastici o le costruzioni in paperwork, con tanti ombrelloni-ini colorati e le figure del carnevale di Viareggio. Anche la musica contribuisce a creare un’atmosfera ben riuscita, con brani originali e transmissioni radio in italiano.

Il gioco in sé si traduce quindi in una sorta di visual novel interattiva, in cui raccogliere autostoppisti e dialogare con una serie di compagni di viaggio, scegliendo le risposte piú opportune con un sistema a scomparsa simile a quanto visto nelle avventure Telltale o Oxenfree.
Gli argomenti trattati (che non voglio rivelare perché si tratta della parte piú interessante del gioco) spaziano tra i temi caldi dell’epoca, ma spesso si limitano ad accennarli senza approfondire, lasciando sí la curiositá al giocatore, ma talvolta anche una sensazione di tendenza al semplice citazionismo.
Dopo una ventina di minuti, il motore si ferma proponendoci uno dei sedici finali a disposizione e si ricomincia da capo o da uno dei pochi checkpoint sbloccati.
Non essendoci una chiara mappa dei nostri progressi a guidarci, ci si ritrova spesso a ricominciare sorbendosi gli stessi dialoghi cercando di azzeccare la combinazione ignota di frasi e azioni corrette per arrivare ad un diverso finale.


All’ennesima volta costretto a sentire le stesse battute, con la sola consolazione di trovarmi alla guida di un nuovo veicolo se va bene, il sogno di una sorta di Out Run nostrato socialmente impegnato si é un po’ spento lasciando il posto ad un loop infinito tipo Giorno della Marmotta facendo la spola da Roma a Bracciano ascoltando Radio Italia. Praticamente la vita del pendolare.

Recensione: Andrea Sironi