Recensione L.A. Noire

Disponibile per la prima volta nel 2011 per PlayStation 3 e Xbox 360, L.A. Noire, arriva sulle nuove piattaforme PlayStation 4, Xbox One e Nintendo Switch, in veste riveduta e corretta aggiungendo i controlli touch per console Nintendo.
Taccuino alla mano, si inizi ad investigare, dopo aver installato l’aggiornamento disponibile del day one.
Il protagonista, Cole Phelps, è un detective con un passato da ufficiale durante la Seconda Guerra Mondiale che si troverà a dover affrontare e risolvere una serie di crimini divisi tra le varie squadre investigative: Stradale, Omicidi, Narcotici, Incendi Dolosi.
Il titolo vede come protagonista Cole, con il quale si troverà immediatamente ad affrontare il primo caso, inizialmete nei panni di un poliziotto di strada in divisa.
Le capacità investigative mostrate nei primi casi, che hanno la funzione di tutorial di gioco, porteranno il nostro alter ego a diventare un investigatore della Stradale aprendo poi il campo a tutte le successive “promozioni sul campo”.

Il gameplay ha il suo core nell’attività investigativa che si divide tra raccolta degli indizi e interrogatori.
Il primo è propedeutico al secondo poiché avere tutti gli indizi rende sicuramente più agevole rivolgere accuse mirate nei confronti dei vari sospettati e in più influenza il risultato finale in termini di punti abilità. Gli interrogatori sono ovviamente la parte più interessante e divertente di tutto il gioco.

L’insieme delle prove e delle testimonianze raccolte, unite all’intuito e all’abilità del giocatore di riconoscere le emozioni espresse dall’indiziato (indispensabile osservare attentamente il video), porta Phelps a risolvere il caso quanto a fallire e in molti casi anche con conseguenze piuttosto rilevanti… sbattere in cella la persona sbagliata o accusarla senza prove comporta sicuramente dei problemi di giustizia e conseguentemente di punteggio! Quindi prima di accusare qualcuno e sbagliare sarà propedeutico chiedere l’aiuto della comunità sul Social Club (strumento questo di grande rilevanza ma soprattutto una grande intuizione di Rockstar che sposta il gioco oltre i confini materiali della console lontano, sul web) oppure utilizzare un punto intuito per eliminare una delle tre possibili risposte/reazioni.
Rockstar ci ha però abituato ad avere oltre alla linea verticale di gioco anche tutta una serie di missioni spot da rintracciare durante il gioco. Molto spesso, infatti, avrete la possibilità di rispondere a una chiamata via radio e di cimentarvi così in qualche inseguimento o sparatoria per le strade della città… insomma, non ci si annoia mai a Los Angeles!

Giocando a L.A. Noire immedesimarsi è praticamente scontato: questa grazie alla grande attenzione rivolta alla ricostruzione delle espressioni facciali dei personaggi coinvolti di volta in volta nei casi investigati. La nuova tecnologia utilizzata è semplicemente sorprendente: questa rende estrema giustizia al potenziale espressivo umano esplodendo di conseguenza tutte le potenzialità, e ovviamente il piacere, di un gioco che fa dell’abilità di riconoscere gli stati d’animo, le menzogne e la verità il core concettuale della sua esperienza di gioco.

Colpisce, ovviamente, l’accuratezza della ricostruzione della Los Angeles degli anni 40; non mancano, infatti, tutte le sequenze educational sui luoghi famosi della città i quali, in più di un’occasione e per ragioni diverse, torneranno utili ai fini investigativi. Un esempio che calza a pennello è il caso degli Omicidi del quarto di luna dove Phelps e il suo partner avranno a che fare con un serial killer che li costringerà, attraverso una sorta di caccia al tesoro, a investigare in tali luoghi nella speranza di trovare nuovi indizi.

Dopo aver tessuto le lodi non si può far a meno di evidenziare anche i punti su cui si potrebbe migliorare.
Macchinosa, lenta e poco fluida risulta la dinamica di gioco quando si tratta di esaminare gli indizi, non sempre il gioco si svolge in maniera intuitiva e spesso le scelte più banali o anche contro intuitive portano alla soluzione di un caso, in più L.A. Noire risente un poco del rigido schema narrativo che i casi investigativi devono seguire per potersi dispiegare limitando la volontà e le intuizioni del giocatore. Anche sfruttando i comandi touch di cui la versione per Nintendo Switch è dotata, la solfa non cambia. Possiamo si affermare che rende un po’ più realistica l’azione, ma risulta comunque un po’ lenta. Vero è che si sta esaminando un oggetto e quindi bisogna fare attenzione al particolare, ma forse si poteva rendere il tutto un po’ più fluido ed immediato. Bisogna altresì ammettere che, se lo avete attivato, in alcune situazioni il rumble (la vibrazione per intenderci) trasmette il senso di eseguire l’azione. Tutt’altro storia negli interrogatori dove si può usare il touch per selezionare le domande, oppure effettuare lo swipe per ruotare l’inquadratura. E qui la versione per Nintendo Switch vince a man bassa sugli altri porting.

Nonostante ciò il gioco seppure siano passati se anni non sfigura con le ultimi produzioni del genere, in particolare con quello che almeno durante le indagini investigative ci è sembrato il più simile, ovvero Heavy Rain. Anche la scelta di utilizzare attori professionisti di grande esperienza ed abilità è stata vincente non si può infatti non applaudire la pregevole performance attoriale, il cast di interpreti di livello come Aaron Staton (Mad Men), Michael McGrady (CSI Miami), Adam Harrington (Dexter, CSI Miami) porta la resa emotiva a toccare livelli molto alti.
Nonostante siano passati sei anni, il gioco risulta solamente doppiato in inglese, comunque con sottotitoli in italiano.

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