Recensione Earth Atlantis

Oltre a vincere il nostro personale premio per il titolo “accostamento di parole random del dizionario 2017”, Earth Atlantis ha portato a casa quello per la miglior grafica al BitSummit 2017 in Giappone.

Il lavoro fatto in questo senso é evidente, e lo stile grafico da quaderno degli schizzi in sepia e nero, donano al gioco uno stile unico, suggestivo e al tempo stesso pulito e leggibile, a differenza di altri esperimenti bi-cromo (tipo MadWorld che faceva sanguinare gli occhi). La Terra é stata sommersa dalle acque, e giocando potremo imbatterci in autobus affondati, costruzioni e altre sorprese che non voglio svelare.

Il sonoro purtroppo non é stato curato allo stesso modo, proponendo musiche dimenticabili ed effetti sonori che fanno poco per esaltare il tema acquatico del gioco.

Su questa scelta stilistica é stato costruito uno shooting game multidirezionale che ci vede nei panni di un sottomarino retró. Aggirandoci per un livellone, saremo alla caccia di numerosi mostroni che si sbloccano man mano nella mappa composta da un sistema di grotte sottomarine e popolato dalle versioni mini dei mostroni di cui sopra.

Trovare e affrontare i mostri marini é avvincente, cercando il percorso giusto tra numerosi bivi e vicoli ciechi ( la mappa mostra soltanto la posizione dei boss, ma non la topologia della mappa).

Gli sgherri sul percorso sono altrettanto soddisfacenti, si spara bene e i nemici vengono abbattuti con il giusto feeling. Molto carino l’effetto per cui i nemici possono nuotare verso lo sfondo per sottrarsi ai nostri colpi, anche se rimane poco sfruttato.

Il sistema di gioco é volutamente molto semplice, adatto a partite brevi e distensive, ma se da un lato apprezzo la semplicitá che non distrae dall’azione, d’altro canto il numero minimo power-up e la mancanza di altre meccaniche di punteggio o di gioco, minano seriamente la longevitá del titolo.

Un ritocchino é stato fatto dagli sviluppatori a seguito di alcune critiche mosse verso la tediosa operazione di raccolta potenziamenti a seguito della perdita di una vita, che diventava particolarmente frustrante condiderando la capacitá di alcuni boss di uccidere in un colpo solo.

La giocabilitá ne ha beneficiato, ma la povertá di contenuti rimane, soprattutto se confrontato con alcuni titoli di riferimento del genere come In The Hunt o Darius.

 

Autore recensione: Andrea Sironi